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Sinergia tra pubblico e privato Nasce il progetto "Cardiocell"
Oggi il trattamento delle patologie cardiovascolari ha portato al dimezzamento della mortalità rappresentando in Italia un punto di eccellenza grazie alla prevenzione, alla tempestività della diagnosi e alla somministrazione di terapie adeguate. Nonostante i risultati incoraggianti, secondo le stime dell’Unione Europea, le malattie cardiovascolari rappresentano ancora circa il 40% dei decessi all’anno (http://ec.europa.eu). Una stima dell’UE del 2006 mette in evidenza che l’onere finanziario per le patologie cardiovascolari grava sui sistemi sanitari degli stati membri con un valore che si aggira attorno ai 110 miliardi di Euro l’anno. Quest’astronomica cifra è legata al fatto che spesso le malattie cardiovascolari portano a conseguenze permanenti sui soggetti colpiti con il conseguente abbandono del mercato del lavoro e talora infermità anche di lunga durata. La complicanza più grave delle cardiopatie è rappresentata dall’insufficienza cardiaca, una condizione per la quale il cuore malato non riesce più a soddisfare la richiesta di sangue da parte dell’organismo. Tale incapacità del cuore, dovuta ad alterazioni dell’architettura del muscolo quali ipertrofia e/o dilatazione, può condurre all’insufficiente perfusione sanguigna degli organi, instaurando così una reazione a catena fino a portare all’immobilità del paziente. In questi casi la terapia farmacologica è talora una “lancia spuntata” e l’ausilio di apparecchi sostitutivi del cuore o addirittura il trapianto sono le uniche soluzioni. Un approccio assolutamente innovativo, complementare alla chirurgia, potrebbe essere rappresentato dalla cosiddetta terapia cellulare. Questa strategia terapeutica, che è ancora nelle primissime fasi di sviluppo e validazione, si basa sul trapianto di cellule staminali adulte nell’organo danneggiato al fine di indurre una rigenerazione dei tessuti e un recupero della funzionalità. La scoperta che il cuore è un organo che possiede intrinseca capacità di rinnovamento, anche durante la vita adulta, ha destato grande entusiasmo nella comunità scientifica. Ricerche condotte negli ultimi 10 anni hanno dimostrato che questo possiede cellule progenitrici/staminali responsabili del normale rinnovamento; tale osservazione ha aperto scenari del tutto nuovi ad esempio la possibilità di utilizzare cellule staminali residenti nel cuore come sorgente per il trapianto nello stesso paziente (trapianto autologo) o in pazienti compatibili (trapianto allogenico). Le cellule staminali cardiache, contenute all’interno di un piccolo frammento di organo, possono essere espanse in laboratorio ed essere usate per scopi di studio, congelate per la conservazione a lungo termine e potenzialmente usate come fonte per il trapianto nell’uomo. Nel novembre del 2011 sono stati pubblicati su Lancet, una tra le riviste mediche più prestigiose a livello mondiale, i risultati preliminari del primo studio clinico (fase I) basato sull’infusione intracoronarica di cellule staminali cardiache in pazienti colpiti da cardiomiopatia ischemica. Questo tipo di strategia terapeutica sta muovendo i primi passi, ma molta strada resta da percorrere prima che possa essere considerata una via praticabile a livello clinico. Diversi aspetti devono essere ancora appieno compresi, ad esempio le reali potenzialità di queste cellule nel ricostruire il tessuto cardiaco, la miglior strategia chirurgica di trapianto, il possibile utilizzo di biomateriali come supporto per le cellule (aiutandone la sopravvivenza e il differenziamento in vivo), ed infine un’attenta valutazione dei possibili effetti tossici o collaterali per i pazienti che hanno subito il trapianto. “La volontà del Dottor Marco Diena, cardiochirurgo alla Clinica San Gaudenzio di Novara - spiega Stefano Pietronave del Dipartimento di Scienze della Salute dell’Università del Piemonte Orientale - ed il mio entusiasmo nel portare avanti la ricerca sulle cellule staminali cardiache si sono incontrati, dando vita così ad una proficua collaborazione tra il laboratorio di Istologia diretto dalla Professoressa Maria Prat del Dipartimento di Scienze della Salute dell’Università del Piemonte Orientale, presso il quale svolgo questo progetto di ricerca e la Divisione di Cardiochirurgia della Clinica San Gaudenzio di Novara. Il progetto denominato Cardiocell che parte ufficialmente nell’autunno del 2011 ha come obiettivo principale quello di cercare di costruire un network a livello nazionale ed internazionale, e con il Giappone in particolare dove io ho lavorato per un anno, con le finalità di condividere i risultati e standardizzare le procedure. È auspicabile che tale impegno possa realmente contribuire alle conoscenze sulle cellule staminali cardiache e velocizzarne l’impiego nella pratica clinica. Presso la Cardiochirurgia della Clinica San Gaudenzio di Novara è in corso uno studio clinico approvato dal Comitato Etico dell'Asl di Novara che coinvolge pazienti sottoposti a intervento cardiochirurgico, i quali dopo aver espresso libera adesione allo studio con la firma del consenso informato, acconsentono al prelievo non invasivo di un piccolo campione di tessuto miocardico. Ad oggi sono stati trattati in laboratorio quindici campioni provenienti da tessuto miocardico e si prevede di continuare la raccolta di campioni anche da altri distretti anatomici quali il tessuto adiposo epicardico e il tessuto sotto-cutaneo in modo tale da avere dei dati confrontabili. I risultati preliminari ottenuti ci hanno permesso di studiare le caratteristiche di staminalità delle cellule progenitrici cardiache tramite tecniche di biologia molecolare nonchè l’espressione di determinati geni coinvolti nel differenziamento cardiaco in seguito a stimoli di natura elettrica. I dati ottenuti dai suddetti esperimenti sono stati presentati al Congresso Nazionale della Società Italiana Ricerche Cardiovascolari svoltosi ad Imola lo scorso settembre e saranno divulgati al Congresso Mondiale della Società di Ingegneria Tissutale e Medicina Rigenerativa che si terrà a Vienna nel settembre 2012. Tra i principali obiettivi del progetto Cardiocell vi è quello di organizzare a Novara presso la Clinica San Gaudenzio, nei primi mesi dell’anno prossimo, un incontro scientifico a cui parteciperanno esperti nazionali e internazionali per dibattere sul lavoro compiuto e tracciare le linee per il futuro. Questo progetto credo rappresenti un concreto esempio di collaborazione, tanto spesso auspicata e raramente attuata, tra Istituzione privata e pubblica e speriamo possa dare un contributo ad avvicinare il laboratorio al letto del paziente”.
Gruppo Policlinico di Monza
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